Per il nostro viaggio di nozze, io e mio marito abbiamo deciso di andare in Giappone.
A dire il vero, il Giappone è una mia passione, lui avrebbe preferito New York, ma lì è più facile (ed economico) arrivarci, mentre andare nell’isola del sol levante è decisamente più costoso.
Non vi dico come ero eccitata all’idea della partenza, nonché del volo durante il quale avrei smaltito la stanchezza accumulata prima del matrimonio.
A proposito, abbiamo seguito i consigli di più di un amico e non siamo partiti subito dopo la cerimonia, è stato un bene perché nella confusione degli ultimi giorni sicuramente avremmo lasciato a casa metà delle cose necessarie per il viaggio.
Dopo più di 13 ore di volo, finalmente siamo arrivati a Tokyo. Dato che mio marito fuma, voleva accendersi una sigaretta dopo tante ore di astinenza, però è stato costretto a fumarsela in un gabbiotto pieno di nebbia puzzolente.
Infatti, in Giappone non si fuma, e per non si fuma intendo dire che non si fuma per strada, le strade sono tassativamente non fumatori e i poveri schiavi della sigaretta possono fumare solo in appositi gabbiotti o aree a loro destinati.
La cosa è davvero strana, perché in molti bar e ristoranti si può fumare (hanno un impianto di areazione fantastico) e ovunque ci sono pubblicità di sigarette, che dimostrano quanto è fico chi fuma, però per strada non si può fumare perché (così mi ha spiegato un’amica) è di cattivo esempio per i bambini.
Vabbè.
Per spostarsi dall’aeroporto all’hotel ci sono molti modi, però noi abbiamo scelto i limousine bus. Questi sono dei bus che da Narita fanno tappa per i più importanti hotel, sono comodi e anche economici, visto che abbiamo speso 25 euro a testa contro i 200 paventati dalla guida per il taxi, senza contare che abbiamo caricato le valige per poi riprendercele davanti all’hotel, senza aver bisogno di trascinali su e giù per le varie metropolitane.
Il nostro hotel era nel quartiere di Shinjuku, noto per i suoi grattacieli; la stanza era bellissima, con una stupenda vista sul quartiere.
Dato che siamo arrivati alle sette di sera e considerando che ci abbiamo messo più di un’ora ad arrivare all’hotel, era già ora di mangiare, per cui ci siamo fatti un giretto e abbiamo cenato in un grazioso ristorante, dove mio marito ha preso del ramen e io un omoteraiso.
Per inciso, stavo crollando dal sonno, perché durante tutto il viaggio non sono riuscita a chiudere occhio; nei voli intercontinentali chiudono i finestrini e abbassano le luci (cosa che trovo molto irritante, perché se arrivo a destinazione di sera, dopo aver dormito tutto quel tempo non ci capisco più niente!!), però non avevo sonno e ho guardato un po’ di film; la scelta è stata saggia perché non ho sentito il jet-lag, stavo cascando di sonno la sera, ma la mattina dopo ero sveglia come un grillo.
Tokyo è assolutamente meravigliosa, pur essendo una delle città più densamente popolate, passeggiare per le sue strade è un’esperienza piacevolissima, c’è molto verde e i giapponesi usano tantissimo la bicicletta, così in generale non c’è molto smog (se si esclude il quartiere intorno alla zona imperiale, luogo dove si concentrano la maggior parte dei palazzi del governo e quindi molto trafficata).
Il quartiere di Shinjuku è modernissimo e pieno di grattacieli, può essere diviso in due parti, Nishi-Shinjuku e Higashi-Shinjuku.
La zona di Nishi-Shinjuku (dove era in nostro hotel) è modernissima, tutta grattacieli, ma nello stesso tempo accogliente e per niente fredda.
Da segnalare il Tokyo Metropolitan Government Building, progettato da Tange Kenzo e somigliante ad una futuristica Notre-Dame, si può salire fino alle terrazze delle torri per ammirare il panorama.
Dopo una passeggiata in questa zona siamo arrivati a Higashi-Shinjuku, passando per una miriade di vicoletti pieni di negozi, dove i commessi stanno fuori dal negozio invitando le persone ad entrare.
Ho notato in tutto il Giappone questo spirito un po’ da “mercato”, cioè spesso fuori dai negozi c’è qualcuno che invita ad entrare al grido di irasshaimase (benvenuti) e illustrando quello che si può trovare nel negozio; una cosa tipo “accattateve e cazettin”.
Ad Higashi-Shinjuku è difficile non notare lo schermo gigante di Studio Alta, cha abbiamo usato come punto di riferimento per iniziare il giro di questa zona.
Dato che non sapevamo come orientarci, abbiamo chiesto informazioni ad un signore, ma ci abbiamo messo due ore per spiegare che cercavamo lo Studio Alta, a causa delle diversa pronuncia tra il giapponese e l’italiano; alla fine il signore ha capito e ci ha quasi accompagnati a destinazione.
Questa è una cosa che ci è successa spesso, quando chiedevamo informazioni, la loro gentilezza era estrema, si assicuravano che trovassimo la strada giusta, una volta un ragazzo ci ha accompagnato fino a destinazione (suppongo anche che abbia fatto una deviazione tremenda dal suo tragitto).
Dopo un giretto del quartiere, abbiamo deciso di andare nel quartiere di Asakusa, dato che un volantino ci aveva informati dello svolgimento del matsuri, cioè di una festa estiva.
Figuratevi se potevamo lasciarci sfuggire un’occasione del genere!!!
Abbiamo preso la metro fino al quartiere di Asakusa, un posto davvero pittoresco e dove si trova un bellissimo il tempio, il Senso-ji.
Vedere il tempio illuminato a festa è stata un’esperienza unica; gli altri templi che ho visto, seppure più belli dal punto di vista architettonico, non mi hanno dato la stessa emozione. Anche se visitando i bellissimi templi giapponesi ho capito perché quando loro vedono i nostri palazzi rimangono a bocca aperta; c’è una grande differenza nell’architettura e vedere da vicino gli edifici così lontani dalla nostra cultura è meraviglioso, nessuna foto può preparare a ciò che si prova guardandoli da vicino.
La festa dura due giorni, però il primo giorno siamo arrivati in ritardo ed era già finito tutto; in realtà siamo arrivati lì alle 10 di sera, convinti che i festeggiamenti sarebbero durati fino a tardi, perché non conoscevamo ancora l’abitudine dei giapponesi di tornare a casa molto presto.
Invece era già finito tutto, le bancarelle erano chiuse, gli abitanti del quartiere stavano tornando a casa, piuttosto brilli per i festeggiamenti.
Ci siamo rimasti piuttosto male, ma abbiamo fatto lo stesso un giro nel tempio, ripromettendoci di tornare il giorno successivo.
Abbiamo quindi deciso di tornare all’albergo e di ritornare il giorno dopo per goderci la festa.
Continua...
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